Il tesoro nascosto dei Cugini Lanzani

Sugli oltre 700 modelli di sedie che affollano l’esposizione dei cugini Lanzani siedono 450 anni di storia europea; l’intelaiatura dei loro schienali, i ricami delle imbottiture, gli intarsi in madreperla, ottone, peltro accolgono il peso del Tempo, che, appoggiato ai braccioli finemente intagliati, scrive le proprie memorie.

ITINERARIO NOSTALGIA

Il tesoro nascosto dei Cugini Lanzani

Il forestiero che si trovi, per caso o per necessità, a entrare nella città di Meda viene accolto da un cartello che gli dà il benvenuto nella “Città del mobile.” Così si presenta Meda, esibendo con fiera impazienza la propria identità artigiana.

Un’anima che si incarna nella foresta di sedie dei cugini Lanzani, un susseguirsi di fronde, fusti, radici di legno, ritorte, lavorate, istoriate e lucidate con una maestria che appartiene a un mondo ormai svanito. Un mondo che riaffiora però nell’orgoglio con cui Umberto ne sfiora il profilo. Le sue dita accarezzano con deferenza il tessuto di una sedia, decorato con immagini di pavoni variopinti, lussureggianti di colori: “è un tessuto Rubelli, viene da Venezia, di ispirazione orientale”. Il suo sguardo indugia sulla ragnatela di pieni e vuoti di una seduta composta di canne intrecciate: “le donne dedicavano fino a sedici ore a un’unica sedia. È la lavorazione delle sette fasi”. Addentrandosi nella trama di mobili e sgabelli che ricama le stanze della sua ditta, Umberto racconta di come il silente artigianato di chi l’ha preceduto abbia salvato Meda durante la Seconda guerra mondiale, quando la richiesta di sedie e poltrone rustiche tirolesi per 132 vagoni ferroviari tedeschi impedì all’economia locale di finire fagocitata dalle fauci della guerra.

Un’arte antica, che ha attraversato gusti, stili, tendenze, e che si stratifica ora in corridoi rivestiti da carte da parati fantasiose, lungo i quali Umberto si immerge nell’immobile grandezza dell’industria del mobile.

La storia di una famiglia e di un’arte


“Così abbiamo fatto sedere i tedeschi e hanno perso la guerra”

Umberto Lanzani

Questo luogo è presente anche nei seguenti itinerari:

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