Il vecchio lavatoio

Una volta il Seveso scorreva limpido a Meda e si raccoglieva nel lavatoio, fonte liturgico in cui le sue acque trasparenti si prestavano a fare ciò che l’acqua sa fare meglio: lavare, purificare, trascinare via con il suo impeto la sporcizia e liberarne la città, disinfettare panni e pensieri, seguendo il ritmo delle dita delle donne intente a sfregare e delle loro voci incanalate in chiacchiere o canti.

ITINERARIO NOSTALGIA

Il vecchio lavatoio

Lo scorrere del tempo seguiva argini ben definiti: le ore avevano una trama e un ordito precisi, come il lino delle lenzuola che il lunedì iniziavano la lunga cerimonia del bucato. La prima fase era individuale: nei vari cortili, le donne preparavano pentoloni con acqua calda e lisciva, una polvere minerale, come tante fattucchiere. Le lenzuola venivano immerse nella pozione detergente, e poi insaponate, strofinate, ribaltate con asse e mastello, finché il loro biancore impallidiva sempre più, mentre le mani che le impastavano arrossivano. Le successive quattro ore le passavano a galleggiare in un secondo fonte battesimale, di sola acqua riscaldata. Venivano poi sdraiate in un giaciglio cosparso di ceneri, che, impregnandone il tessuto, ne esaltavano il candore.

Il martedì il rituale giungeva alla sua fase collettiva: le donne si recavano al lavatoio comune con le loro lenzuola in un corteo ordinato. Cominciava la prima della fila con l’abluzione nelle acque del Seveso, seguita a ruota da tutte le altre, in un ordine che variava costantemente perché non fosse sempre la stessa a godere del fiume nella sua forma più cristallina. Imbevute e appesantite di acqua, le lenzuola gravavano con il loro peso sulle braccia delle proprietarie, tanto che, uno volta riemerse dal fiume, si torcevano a coppie, fino a che la stoffa smetteva di lacrimare.

La liturgia terminava là dove era iniziata, nei cortili: stese su fili di canapa, abbaglianti nel sole e gonfiate dal vento, aspettavano di asciugare lentamente, sventolando nel loro bianco smagliante come tanti fazzoletti agitati a salutare i passanti.

Foto di Mario Caimi


“Se passava un corteo funebre, con i cavalli bardati di nero e argento e gli uomini col fiocco, le lenzuola stese andavano ritirate, in segno di rispetto.”

Mariarosa Pensi

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