“La casa di Dracula”

Illusioni ottiche e specchi deformanti allietano i bambini che corrono nel parco scientifico di Meda, accanto al nuovo Istituto Auxologico. È la potenza di un incantesimo che abita quella porzione di terra e incarna in nuove forme la sua anima fantasmagorica…

ITINERARIO NOSTALGIA

Area Seralvo

Passando per via Pace, osservando il perimetro squadrato del nuovo Auxologico e l’erba ben rasata che lo circonda, a Stefano capita qualcosa di eccezionale: ha nostalgia di un incubo. Sì, perché nel suo sguardo il presente trascolora nel passato, la realtà si inabissa nella fantasia: la struttura si ingobbisce, le sue pareti si fanno scalcinate, i cornicioni rettangolari, dritti, puliti, si incurvano in arcate a ogiva, la placidità del pomeriggio si trasforma in un sinistro plenilunio. La pietra tombale che mura le incursioni oniriche del sé bambino si solleva, il conte Dracula in persona esce dal sepolcro e inizia a trascinare il suo pallore nel redivivo e fatiscente edificio che sorgeva su quello stesso suolo, fino a pochi anni prima. Che quella fosse la casa di Dracula, lui e sua sorella erano sicuri. Un brivido scalava le loro spine dorsali quando le passavano accanto, e, loro malgrado, non riuscivano a non indagarne le crepe con sguardo affascinato, rapiti da quell’irresistibile malia che solo certi incubi riescono a sprigionare. Si proiettava già, Stefano bambino, in una di quelle stanze stagnanti di muffa, chino su pagine bianche pronte a raccogliere il suo grande romanzo, sussurrato da qualche vampiresca ispirazione. Ora ne sorride. Ma un brivido scala la sua spina dorsale quando calpesta la terra lì attorno, e gli pare come di udire, nella luce immobile di un crepuscolo come tanti, lo sbadiglio di Dracula che, all’aurora della sera, si appresta a esplorare la sua nuova dimora. 

“La casa di Dracula”

Stefano Minà


“Per questa ragione e per l’aspetto un po’ sinistro che emanava, complice anche il suo stato di salute, la soprannominò la casa di Dracula

Stefano Minà

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