La vecchia biblioteca

Non c’è linguaggio senza memoria e non c’è memoria senza linguaggio. La biblioteca cittadina li avvinghia entrambi con le sue radici: sublimazione del linguaggio e scrigno di memorie, tanto nel suo spirito impalpabile quanto nel suo corpo fisico, che negli anni ha mutato aspetto e posizione…

ITINERARIO NOSTALGIA

La vecchia biblioteca

Il fascino della carta stampata. Dell’odore di inchiostro e polvere e sogni. È questa la quintessenza di una biblioteca. Offre sé stessa come rifugio all’ineluttabile ortodossia del tempo e alla rigida geografia dello spazio. Nei suoi scaffali, le regole topiche e cronologiche sono erose, rovesciate, sbriciolate. È riduttivo incastrarla in due dimensioni nella mappa cittadina: nel suo cuore pluridimensionale pulsa il reiterato tentativo di combattere l’impermanenza sottraendo allo scorrere delle nostre esistenze brandelli di vita, immortalati in righe, versi, frasi, lettere che si imprimono nero su bianco. Quell’odore di inchiostro, polvere e sogni, quell’anelito a un’immortalità immateriale non si è mai scorticato dalle copertine dei libri che si sono via via accavallati sui ripiani, neppure nei molteplici traslochi che hanno subito. La loro prima alcova aveva tutte le caratteristiche di una prima dimora: poche stanze, grandi aspettative, l’aria impregnata di passione. Erano solo tre o quattro locali ritagliati dalle sale del Municipio, gestito dal signor Angeli, un signore distinto, con un’immancabile cravatta e una voce flautata. Negli occhi, lo scintillio di un potere magico, la capacità di scattare istantanee visive e conservarle in una memoria incrollabile. Era la personificazione dell’archivio, non servivano liste da consultare, codici e numeri con cui marchiare i volumi per poterne ricordare la posizione. Regista e coreografo della sua biblioteca, il signor Angeli sapeva esattamente dove giaceva anche il più sottile e misconosciuto dei suoi libri. Poi, il primo trasferimento: dalla capanna tutta cuore all’eleganza decadente di via Brianza, che con le sue volute graffiate di ruggine, l’intonaco sbavato come trucco sciolto e la moquette impolverata aveva tutta l’aria di voler tentare anche lei lo scavallamento temporale. Senza riuscirci. Perché ora giace abbandonata, sventrata della sua identità. I libri hanno preso il volo, atterrati alla loro abitazione attuale: per la casa della maturità, impossibile ignorare il richiamo della modernità. Luce, tecnologia, spazi ariosi e organizzati cercano di stare al passo con quei tempi che i loro abitanti continuano anarchicamente a sfidare.


“C’era un vecchio bibliotecario che aveva una super memoria visiva: era lui la classificazione dei libri.”

Adriana Marenzi

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