La vigna

Calcificato sotto l’asfalto che copre la Piazza del Mercato, sospira l’esangue sussurro di una fiaba antica: c’era una volta la Vigna, incantevole radura, portale per il mondo delle meraviglie; c’è ora il mercato, assordante favola urbana, troppo chiassosa e frenetica per lasciarsi raccontare.

ITINERARIO NOSTALGIA

La vigna

Era bella da raccontare in ogni stagione, la Vigna.

Bella nella luce ramata dell’autunno, imbevuta del profumo delle pannocchie abbrustolite, che Maria Luisa e i suoi amici strappavano alla bionda treccia del campo di grano e rosolavano fino a renderle lievemente croccanti. Bella nella violenza della tavolozza estiva, nell’arsura che consumava il suo enorme prato, nell’azzurro del cielo che lo schiacciava, nel sollievo del boschetto che le offriva la sua ombra e le prometteva grandi avventure, da snocciolarsi nel sentiero che portava fino al Lazzaretto, e poi alle Cave, l’area proibita, forse antro di qualche strega o rifugio segreto di un cavaliere fantasma. Bella nella delicatezza della primavera, che vestiva di fiori rosa il pesco alla fine del sentiero, sotto cui si adagiavano i cestini per la merenda. Bella anche nella desolazione dell’inverno, che la esibiva nuda e vulnerabile al fuoco del falò di Sant’Antonio, pronta per la cerimonia di rigenerazione, pronta a consumare il suo passato per rifulgere di futuro.

Ed eccolo, il suo futuro, celebrato ogni giovedì mattina, tra la bancarella del pesce e quella di occhiali da sole a specchio, a goccia, rotondi, a forma di cuore, tra una busta di plastica e una contrattazione, e un’anziana signora che annusa i pomodori per fare la salsa ai nipoti, la prossima domenica. 

Ricordi di un’infanzia alla vigna

Maria Luisa Galimberti


“Questa era una zona secondo me fiabesca”

Maria Luisa Galimberti

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