Il vecchio mulino e l’antico lazzaretto

La ruota girava al vecchio mulino, al ritmo del corso deviato del Seveso, e girando macinava il grano, per farne farina, e girando macinava i minuti, per farne ore. Ora di quella ruota rimane soltanto l’assenza, l’immobilità di uno scheletro sospeso nel tempo, ragnatele di edera come lapide.

ITINERARIO NOSTALGIA

Il vecchio mulino e l’antico lazzaretto

La filigrana di polvere e anni che si arrampica sui muri del Vecchio Mulino percorre le stesse vie che una volta solcavano le lumache, mentre forzavano la loro lentezza per sfuggire alle dita di Mario. Le cercava, nelle sere lasciate umide dall’esaurirsi di violenti temporali, la loro carne traslucida era talvolta l’unica possibilità di mettere a tacere i lamenti del basso ventre.

Nella luce crepuscolare e nei suoi chiaroscuri si deformava quel luogo solitamente famigliare: non era più la luminosa alcova dove il “Funsin” raffinava il grano che gli portavano con le carriole ricolme, ma la sua sagoma aggredita dal buio si faceva spettrale, come spettrale era il biancore della luna dipinto sull’acqua del Sevesetto.

Si dipartiva dal mulino un portico attraverso cui, nelle prime luci dell’alba, si giungeva in processione a un altro baluardo di presenze fantasmagoriche: il lazzaretto, la cui colonna di pietra si ritagliava tra le ciglia ancora ricamate dal sonno dei pellegrini; ogni centimetro della sua porosa epidermide è consacrato alla memoria di esistenze sbriciolate dal colera.

Il mulino, foto di Mario Caimi
Il lazzaretto, foto di Mario Caimi

Il Funsin al mulino e la caccia alle lumache

Mario Caimi

Processioni all’alba verso il Lazzaretto

Mario Caimi


“Dopo la raccolta del grano ci mandavano qui con la carriola con il sacco di grano per farlo macinare dal Funsin”

Mario Caimi a proposito del vecchio mulino

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Itinerario nostalgia